Villa il
Sorriso
Presidio di riabilitazione intensiva San Felice a Ema - Centro per l'autonomia nella disabilità ASL 10 FIRENZE

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LA STORIA

VINCENZO BORGHESE

Sarebbe impossibile e ingeneroso narrare la storia di Villa il Sorriso senza prima parlare se pur brevemente della figura di Vincenzo Borghese, al quale la palestra è oggi intotolata.
Borghese è nato il 16 ottobre del 1926 nella frazione di Grizzo (comune di Montereale Valcellina, provincia di Pordenone). Il comune di Montereale è solcato dal fiume Cellina (da cui Valcellina) ed era caratterizzato, fino agli anni Sessanta, da una secolare e dignitosa povertà. Uno zio di Vincenzo Borghese era stato attivo sindacalista e modello di serietà e di impegno sociale, che certamente aveva influenzato il giovane nipote. Il padre di Borghese invece lavorava stagionalmente nel settore alberghiero, ma presto morì, lasciando la moglie con tre figli da crescere. Vincenzo, che era il secondo, terminò le scuole elementari e, come la maggior parte dei suoi coetanei, non poté proseguire gli studi. L'ambiente di provenienza gli insegnò fin da piccolo che ci si doveva arrangiare, oppure emigrare. Essendo molto legato alla sua terra cercò di rimanere sul posto, accettando di lavorare nel locale Consorzio Agrario. Durante la Seconda guerra mondiale, accadde l'evento che cambiò radicalmente la sua vita. Nel 1944 il Friuli occidentale si era costituito nella Repubblica Libera della Carnia, provocando la rioccupazione da parte dei tedeschi e conseguenti rappresaglie nei confronti della popolazione. Borghese, allora diciottenne, decìse di partecipare ai GAP (Gruppi di Azione Partigiana) come sostegno alle necessità delle formazioni partigiane rifugiatesi sui monti. Non era un caso isolato, perché molte persone della zona fecero parte della Resistenza. Nel 1945, durante un trasporto di armi in montagna, rimase ferito alla colonna vertebrale e divenne paraplegico. Partecipazione attiva e solidarietà hanno sempre rappresentato il tratto caratteristico della sua personalità. Alla fine degli anni Cinquanta, per esempio, la popolazione di Grizzo, come quella di altri paesi della zona, istituì un asilo: Borghese ne fu il primo segretario. Nel 1960 Borghese arrivò a Roma per frequentare l'Oasi, un centro sanitario privato, nel quale l'ONIG, aveva organizzato un centro di riabilitazione per i propri associati (paraplegici, amputati e altri). Direttore sanitario dell'ONIG era allora il dottor Luigi Campurra, mentre il fisiatra Alfredo Falcinelli, pur essendo dipendente dello stesso ente, integrava il personale medico dell'Oasi che era privo di tale figura. Già nel 1953 Falcinelli aveva ottenuto una borsa di studio dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per fare un corso di specializzazione in Inghilterra dove, fra l'altro, visitò il Centro di Stoke Mandeville. Nel piccolo gruppo dell'ONIG, così, si beneficiò subito dei nuovi orientamenti che si andavano maturando all'estero. Nel 1961 ci fu, da parte dell'ONIG, la fondazione della squadra "paraolimpica", di cui fu il capitano per molti anni. A Roma, Borghese fece amicizia con un altro invalido di guerra, il bolognese Giovanni Noce, il quale voleva organizzare un sindacato unico comprendente sia gli invalidi di guerra che quelli del lavoro. Insieme andavano in giro per i vari Ministeri, presentando le domande di altri paraplegici relative ai sussidi o ad altro. Nel 1982 ha dato un contributo significativo alla costituzione dell'Associazione Paraplegici del Friuli Venezia Giulia, che ha promosso la costituzione del Centro di Riabilitazione Motoria di Spilimbergo, inaugurato nel 1990. Borghese ne seguì le prime fasi ed è stato uno dei consiglieri nella formazione del primo direttivo (marzo 1989). Agli inizi degli anni Novanta, si costituì a Grizzo un Circolo del Volontariato dell'Anziano, di cui è stato il primo presidente e il principale organizzatore, tanto che attualmente l'istituzione porta il suo nome. Questo forte senso dell'impegno civico non si è in lui mai spento, infatti, ha svolto anche un'opera di informazione e di prevenzione nelle scuole, dove veniva chiamato sia per parlare della Resistenza, sia per avvertire i giovani dei pericoli che si corrono con gli incidenti.
Borghese è morto il 2 ottobre 1995.

DONAZIONE DEMIDOFF

Nikita Antufev Demidoff, (1656-1725), portò alla ribalta in Italia la famiglia russa Demidoff, un cui ramo si radicò profondamente in Firenze e si estinse con Maria Demidoff (1877-1955). Proprio quest'ultima, proseguendo nella tradizione familiare di beneficenza, donò allo Stato italiano una di quelle magnifiche ville poste sui cucuzzoli delle colline che circondano Firenze, affinché fosse utilizzata per gli invalidi di guerra. Costanti i suoi generosi interventi a favore degli orfani, delle famiglie povere e soprattutto dei vecchi, essi furono rivolti anche alla costruzione di scuole e istituti. Il 20 febbraio del 1919 la principessa donò la villa del Galluzzo, con l'annesso podere, aggiungendovi un capitale sufficiente alla costituzione di una casa nazionale per il ricovero degli ultramutilati di guerra, con la clausola che, esaurito il suo compito iniziale, sarebbe divenuta casa di ricovero per ciechi. L'inaugurazione venne messa particolarmente in rilievo dalla stampa dell'epoca, insieme alla generosità dei benefattori stranieri.

L'ONIG

Dopo la Seconda guerra mondiale, la villa donata allo Stato da Maria Demidoff venne presa in gestione dall' ONIG che, nei primi anni Settanta, vi fece realizzare una palestra. Questa palestra fu fortemente voluta da un gruppo di invalidi, alcuni dei quali atleti, che volle fissarne lo "spirito" su una lapide in pietra serena, esposta oggi a Villa il Sorriso, in cui furono scolpite le seguenti parole:

La saggezza di un medico
La generosità di una donna
L'entusiasmo di un maestro di ginnastica
La volontà e l'azione di un gruppo di invalidi
Hanno creato questa palestra
Uomo
Rinnova qui il tuo corpo e il tuo spirito
Non rendere vano l'amore di quei pochi
A te o Signore
Che lo hai permesso siano rese grazie


II medico ricordato era il dottore Luigi Campurra, che aveva trovato il modo di far proseguire l'esperienza dell'Oasi; la donna generosa era la principessa Maria Demidoff; il maestro di ginnastica era il professore Bruno Tamburini; del gruppo di invalidi facevano parte, fra gli altri, Vincenzo Borghese, Dino Baietti, Veldo Benincasa, Bregonzio, Amerigo Felici, Amedeo Gazzarata, Walter Guerra, Giovanni Maurizi, Pasquale Migliaccio, Giovanni Petrizzo e Domenico Prisma. L'ONIG, su indicazione di Vincenzo Borghese, faceva lì le convocazioni per gli allenamenti degli atleti. La palestra infatti era frequentata inizialmente solo da invalidi di guerra, alcuni dei quali erano anche atleti della squadra paraolimpica. Nel maggio 1978, al primo campionato italiano per paraplegici che si tenne a Roma, il Galluzzo di Firenze vi partecipò con una sua delegazione. In seguito vennero ammesse persone divenute paraplegiche per svariati altri motivi e che avevano come obiettivo l'autosufficienza. Inizialmente la presenza di persone provenienti da varie parti d'Italia, con differenti modi di fare e di pensare, generava discussioni, ma nell'insieme la palestra dava buoni risultati sotto tutti i punti di vista. Alcuni invalidi di guerra poi, non vedevano di buon occhio l'ingresso degli invalidi civili nella loro struttura, considerandoli un po' degli intrusi, ma poi la conoscenza reciproca portò presto all'integrazione fra le due categorie. Il lavoro in palestra era in larga parte autogestito, nel senso che fra i partecipanti c'era un continuo scambio di conoscenze tecniche e un reciproco incoraggiamento. Questi, poi, guidavano a turno il gruppo nelle attività; c'era un'assunzione di responsabilità, un farsi carico di parte del funzionamento della palestra, nella quale si lavorava molto anche autonomamente. Veniva assicurata la presenza, anche se saltuaria, di un ortopedico fisiatra, il dottore Massimo Canuti. C'era l'equipe di insegnanti di ginnastica guidati dal professore Tamburini, i quali non conoscevano i problemi specifici della paraplegia e si affidavano all'esperienza di Borghese.

DAL GALLUZZO A VILLA IL SORRISO

Alla fine degli anni '70, in applicazione della legge sulla soppressione dei cosiddetti "Enti inutili", si andò profilando la scomparsa della Palestra ONIG del Galluzzo. Tutto il complesso, infatti, stava per passare alla Regione Toscana, la quale voleva cambiarne destinazione. Nel 1981 la struttura del Galluzzo passò dall'ONIG all'allora USL 10/B di Firenze, che riconobbe il carattere sanitario della palestra stessa, certificando così che la strategia di Campurra aveva funzionato salvaguardando, sotto l'apparenza di palestra, la sostanza di centro di riabilitazione. Da quel momento vennero ammessi anche i paraplegici per cause civili e del lavoro. Per sei anni la palestra continuò a funzionare come prima. Nel 1987, però, ci fu una significativa svolta, perché gli insegnanti di ginnastica dovettero andarsene, non permettendo la legge allora vigente di rinnovare loro la convenzione; al loro posto vennero i terapisti della riabilitazione e tutta l'attività passò sotto la direzione di un medico fisiatra della USL 10/B: la dottoressa Renata Zucchetti. La dottoressa Zucchetti si era già occupata di riabilitazione presso l'Istituto Ortopedico Toscano; al Galluzzo vi andò insieme a due fisioterapiste. Restava prevalente l'intento della riabilitazione totale nella quotidianità, ma la sostituzione degli insegnanti di educazione fisica con i fisioterapisti comportò un cambiamento sensibile. I fisioterapisti seguivano terapie più dolci, di mantenimento, e avevano difficoltà ad approvare la ripetizione, a volte fino allo sfinimento, di certi esercizi e attività specifiche. Non era facile dunque coniugare la tendenza sportiva, portata all'estremo, con le concezioni tipicamente sanitarie. Il problema legale, poi, inizialmente non se lo poneva nessuno e, quando le fisioterapiste andavano via, gli ospiti continuavano a fare esercizi in palestra, con il rischio che se si fossero fatti male, sarebbe stata chiamata in causa la USL. Tutti questi vari cambiamenti portarono in molti un disorientamento che li spinse a non frequentare più: l'affluenza divenne esigua e la palestra sembrava dovesse chiudere. Le nuove autorità che avevano preso in carico la palestra del Galluzzo poi, (USL, Comune, Regione), non la consideravano più per il suo effettivo valore e volevano utilizzare la struttura come servizio sociale comunale, farne cioè una residenza sanitaria assistenziale. Alla fine del 1993 venne così soppresso il servizio di foresteria dell'ONIG e poi si cominciò a tentare di chiudere anche la palestra. L'11 ottobre del 1994, Borghese scrisse una lettera alle autorità per scongiurare il pericolo della chiusura di una struttura che aveva dato sensibili risultati per l'indipendenza dell'invalido, che era frequentata da circa centoventi pazienti all'anno e che era un punto di riferimento non solo per i paraplegici toscani, ma anche per quelli di altre regioni. La lettera fu inviata al Presidente dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi e, per conoscenza, al Presidente della Repubblica, al Ministro della Sanità, all'Assessore regionale alla Sanità della Toscana, al Sindaco di Firenze e al direttore della USL 10/B di Firenze. La risposta della USL 10/B (14 novembre 1994) fu categorica e ribadiva l'impossibilità di mantenere il servizio di palestra per paraplegici. Inoltre i frequentatori erano in realtà pochi e si pensava di tacitarli con facilità. Borghese però non si arrese, tenendosi in contatto con la dottoressa Zucchetti e con tutti quelli che ritenevano la palestra uno strumento di riabilitazione essenziale. I rapporti divennero sempre più tesi, tanto che la maggior parte dei frequentatori della palestra, avendo bussato inutilmente a diverse porte, pensarono di tenere una linea di scontro, con manifestazioni, occupazioni, proteste sui giornali. Altri, invece, si interessarono d'instaurare un dialogo con le autorità, cercando uno sbocco istituzionale alla contestazione. Si dedicò a questo Luciano Cencioni, un paraplegico che era assessore al Comune di Piombino e che aveva capacità ed esperienza per sensibilizzare i vari responsabili politici. Diversi si impegnarono in vario modo, fra questi Giuseppe Donati e Rossella Moresi i quali, abitando a Firenze, si fecero spesso carico di perorare la causa nelle varie sedi istituzionali. Un contributo importante, però, venne da un altro frequentatore della palestra del Galluzzo, Pietro Borgognoni, ex dirigente regionale ed esperto della gestione patrimoniale di comunità educative (in specifico dell'ENAGLI, Ente Nazionale per l'Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani). Borgognoni aveva provato su di se la bontà dell'operato della palestra e s'impegnò in un'opera di mediazione con la Regione, a volte poco compreso da quelli che pensavano ad azioni più clamorose. Tuttavia svolse un lavoro molto oculato, da certosino, esprimendo in tutte le sedi il beneficio che aveva tratto dalla palestra del Galluzzo, seppure sgangherata. Ribadiva che bisognava garantire anche a questa parte minoritaria di cittadini l'assistenza che era stata promessa a tutti, in quella struttura o in un'altra non importava. Borgognoni non voleva dare l'impressione di difendere una piccola lobby (come poteva apparire l'operato della componente dell'ex ONIG), ma ribadiva che la Regione doveva onorare i suoi impegni verso ogni tipo di cittadini. Era anche possibile accettare la chiusura della palestra del Galluzzo, purché si fosse trovata un'altra sede idonea. In passato la protesta violenta e l'azione clamorosa (come il blocco della Senese) erano state utili, ma per Borgognoni era ora necessario muoversi su vie diverse, più persuasive, percorrendo gli inevitabili iter burocratici. Tutti volevano mantenere la palestra, ma su come arrivare a quel risultato c'erano vedute diverse. Accettare la chiusura del Galluzzo per alcuni fu doloroso e fu visto come segno di debolezza, ma era inevitabile vedere il problema nella sua globalità, con i vari aspetti dei quali bisognava tener conto (giuridici, economici, tecnici). Si temeva poi che la nuova sede di Villa il Sorriso, proposta come alternativa, potesse restare solo una promessa; perciò gli ex frequentatori del Galluzzo si impegnarono a vigilare e a seguire da vicino le varie fasi burocratiche, fino all'inaugurazione della nuova sede, la quale entrò in funzione nel novembre 1996.

VILLA IL SORRISO

(Una continuità fatta di persone)

La continuità fra la vecchia struttura del Galluzzo e Villa il Sorriso è data soprattutto da quelle persone che, prima di arrivare nella nuova struttura, sono state nella precedente, assorbendone in una certa misura il metodo, i principi e lo stile. Il primo elemento di continuità umana è dato dalla dottoressa Zucchetti che, come abbiamo visto, prima di essere responsabile di Villa il Sorriso, lo è stata del Galluzzo. Altro elemento di continuità è rappresentato dalla fisioterapista Marina De Cillis la quale, essendo arrivata casualmente al Galluzzo nel 1991, ha poi deciso di lavorare a Villa il Sorriso. Questo, in generale, proprio per essere stata segnata dall'esperienza fatta in quella palestra; ma, in particolare, per il contatto con Vincenzo Borghese. Essendo la fisioterapista con maggiore esperienza e collaborando strettamente con la dottoressa Zucchetti, svolge un ruolo che non è esagerato definire cruciale. Anche Mario Santonocito ha contribuito (e contribuisce) a stabilire una continuità fra il Galluzzo e Villa il Sorriso, essendo stato al Galluzzo per molti anni, nei quali ha stabilito anch'egli una stretta amicizia con Borghese. Col suo quotidiano impegno di volontariato, è sempre presente per insegnare ai nuovi arrivati, con l'esempio, come superare tecnicamente certe difficoltà, stimolandoli ad avere un atteggiamento positivo verso se stessi e la vita. L'ultimo elemento di continuità umana è rappresentato dai vecchi utenti del Galluzzo che ora frequentano Villa il Sorriso. In ogni turno ce ne sono un numero significativo e con il loro esempio, con la loro parola, cercano di tener vivi e trasmettere quello stile e quello spirito che a loro ha dato molto e che molto può dare ai nuovi venuti.

IL LIBRO|

copertina del libro OLTRE LA DISABILITA'lente di ingrandimento

Il testo utilizzato nei vari paragrafi precedenti, è liberamente tratto dal libro Oltre la disabilità di Ermenegilda Alunno Paradisi, nata a Cortona in provincia di Arezzo. Insegnante, a seguito di un incidente stradale, nel 1989 è divenuta paraplegica e, dieci anni dopo ha frequentato per la prima volta il centro di riabilitazione "Villa il Sorriso".

 
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