Villa il
Sorriso
Presidio San Felice a Ema - Centro di riabilitazione intensiva per l'autonomia nella disabilità AUSL Toscana centro

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Lettera di Giulio Raffi

Questo documento vuole essere un contributo per tentare insieme ad altri di offrire una soluzione ai problemi che affliggono Villa il Sorriso e che rischiano di determinarne una rapida chiusura.
Prima di indicare possibili svolte vorrei fare una premessa: l'atmosfera che si respirava due anni fa quando io ho fatto il mio primo ingresso nell'istituto era quella di un ambiente permeato di un geloso e nostalgico ricordo di quando, presente Vincenzo Borghese, tutti si sentivano animati da un forte spirito di affermazione per una autonomia fisica oltre ogni possibile e ragionevole limite, dovuto alla propria specificità di soggetto disabile, come se tutti dovessero diventare protagonisti in una competizione con i cosiddetti normalmente abili. Tutto questo spiega l'esclusione dal centro dei soggetti meno favoriti in particolare i tetraplegici e tutti coloro che con patologie che necessitavano di cure mediche, avrebbero trasformato il centro in un presidio sanitario. In realtà oggi l'handicap da lesione spinale è cosa diversa, più persone, pur con decorso post infortunio lungo e complesso, sopravvivono al trauma e si affacciano alla nuova vita con una non inferiore voglia di autonomia sapendo però che questa non potrà essere raggiunta contando solo sul recupero fisico. L'avvento di nuove tecnologie, unitamente a nuove pratiche e metodologie riabilitative, come per esempio la terapia occupazionale, consentono di ottenere risultati impensabili solo pochi anni fa. L'uso del computer, specie attraverso internet, consente di incanalare energie ed attenzioni che possono ridare un ampio significato ad un' esistenza che il sopravvenuto crollo fisico porta a ritenerla ormai priva di prospettive. Alla luce di quanto detto qui sopra la riorganizzazione dell'attività del centro non può non tener conto di questo nuovo orientamento se vuole diventare attraente nei confronti dei nuovi possibili utenti in sostituzione dei vecchi frequentatori che per svariate ragioni si sono ormai allontanati. D'altronde bisogna pur fornire all'amministrazione sanitaria qualche valida nuova motivazione per investire in questa struttura, individuando una qualche specificità che la distingua dagli altri luoghi riabilitativi presenti in regione che si occupano di pura e semplice riabilitazione fisica. La presenza a Firenze di una Unità Spinale e di un Centro per l'addestramento alla guida di veicoli riadattati, unitamente al laboratorio di domotica collocato proprio all'interno dello stesso edificio della palestra, potrebbero essere valide ragioni che giustificano la sopravvivenza di un centro residenziale in questa città.
Tenendo conto di detta premessa, forte della pur breve esperienza nella struttura, la mia proposta, aperta al contributo di altri, mira alla riorganizzazione del servizio che potrebbe assumere queste linee generali:

  • trattamento di 12 pazienti complessivi al giorno, di cui 6 residenziali e 6 in day hospital, secondo cicli di più settimane da stabilire caso per caso
  • dei pazienti residenziali, almeno tre, di cui un tetraplegico, potranno essere attinti tra i frequentatori abituali che necessitano un trattamento di conservazione e di periodica osservazione delle condizioni fisiche nel tempo, compresa la possibilità di individuare ed applicare terapie adeguate al variare dello stato fisico del momento ( le nostre sono patologie mai del tutto stabilizzate "nel bene e nel male" che richiedono continua osservazione con gli interventi relativi sia dal punto di vista fisioterapeutico che da quello sanitario). Altri tre pazienti dovrebbero essere inviati dall'Unità Spinale al momento delle dimissioni, prima del rientro nella vita famigliare, di questi uno potrebbe essere un tetraplegico che affiancati ai tre precedenti potrebbero giovarsi delle esperienze di vita vissuta nel quotidiano ricavandone utili suggerimenti e incoraggiamenti.
  • La riorganizzazione della palestra, sia dal punto di vista ambientale che delle attrezzature con in particolare l'introduzione dei sussidi tecnologici più moderni, adeguati allo sviluppo delle più recenti metodologie nel trattamento delle patologie da lesioni spinali, allargando lo spettro dei trattamenti in particolare alle terapie passive di mantenimento e stimolazione della muscolatura, anche in funzione in uno sperato esito positivo, prossimo futuro dell'applicazione clinica degli interventi sulla rigenerazione del midollo e il conseguente possibile recupero della funzionalità degli arti (lo so che questo può apparire una chimera allo stato delle cose ma tante persone, specie se fresche di trauma confidano molto su una evoluzione in tal senso e anche se ciò può aiutare solo a livello psicologico, questo aspetto non va sottovalutato).
  • L'eventuale introduzione del trattamento in acqua, non escludendo la possibilità della costruzione futura di una piscina attrezzata, come era nei progetti della dott.ssa Zucchetti.
  • Per quanto riguarda la presenza del personale nella struttura è evidente che è necessaria una integrazione mirata che tenga conto di quanto elencato sopra ed in particolare, per quel che riguarda le terapiste, ritengo che il numero ideale sia di almeno 4 elementi di cui una persona, responsabile, fa la valutazione iniziale insieme al fisiatra e coordina tutti gli interventi, valutando nel proseguo, caso, per caso, che metodologia applicare orientando l'operatore di turno conseguentemente. A tale proposito chi assume questo ruolo deve essere persona di sicura esperienza e capacità e non si deve occupare di altro per non essere distratta da un incarico così delicato. Per quanto riguarda le altre tre fisioterapiste, tenendo conto delle due in pianta stabile, non escluderei la possibilità di ricorrere all'assunzione di personale esterno all'amministrazione sanitaria onde aver sempre garantita la continuità del servizio anche in presenza di eventuali debacle, per motivi di salute o altro, come purtroppo avviene adesso fin troppo spesso. Nel contempo considerando la maggiore disponibilità in personale e attrezzature sarebbe estremamente utile estendere l'orario delle attività ben oltre le 15 come avviene attualmente.
  • Infine per ciò che attiene il personale assistenziale, si ritiene necessaria l'integrazione delle attuali assistenti OSS, da utilizzare nella pienezza delle loro competenze, con un infermiere professionale nei due turni diurni mentre per quello notturno si potrebbero condividere il servizio con l'operatore in carica all'annesso centro di Villa Monteturli.
  • Deve inoltre rimanere conservato, come lo è attualmente, se non ulteriormente potenziato, l'aspetto del monitoraggio sanitario, specie dal punto di vista delle problematiche urinarie.

Quanto sopra esposto non ha la presunzione di essere un progetto da prendere alla lettera ma, piuttosto, il modo di vedere la realtà di Villa Il Sorriso dal punto di vista di un utente attento e interessato che si aspetta risposte chiare e motivate da chi, anche da altre angolature, possa dare prospettiva al rilancio di una struttura che può svolgere ancora un ruolo importante nel trattamento della disabilità nella nostra regione.


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